
Castelli, nuraghi e chiese
Chiara e Simone
Un viaggio fatto per il piacere di scoprire luoghi nuovi e suggestivi, senza farsi rincorrere dalla fretta né dall’ansia di dover vedere sempre qualcosa in più. È il viaggio in cui l’anima finalmente trova pace e riposa, cullata dagli ampi spazi di questo territorio meraviglioso. E si nutre, assaporandone la cultura, la storia e la bellezza.
Sadali, Laconi, Nuragus, Gergei

Sadali, la grotta incantata di Is Janas
Siamo a Sadali, nel cuore della Barbagia di Seulo. Qui abbiamo visitato la grotta Is Janas (grotta delle Fate). Si raggiunge attraversando una meravigliosa pineta che, con le sue alte fronde, scherma la luce del sole. Eccoci sulle soglie della grotta, un cunicolo che sprofonda nel ventre cavo della terra. Curvi entriamo nell'oscuro antro.
Ed ecco che d’un tratto siamo proiettati in un luogo dove l’oscurità assoluta è stata protagonista per milioni di anni e testimone cieca del lento lavorio dell’acqua intenta a costruire straordinarie sculture di calcite. Ed ecco che il respiro di fa affannoso, il cuore batte più forte e le mani, malgrado il freddo, sudano. Mi trovo a vivere emozioni straordinarie in un luogo straordinario.
Esco alla luce del sole portando con me il ricordo di tre fate che mi pare di aver intravisto nell’ultima sala, far capolino da una profonda fenditura della roccia. Sorridevano.

Sadali, sotto la cascata nel paese dell'amore
Visitata la grotta decidiamo di andare a visitare Sadali, lo chiamano il paese dell'amore, sia per la presenza della chiesa di San Valentino e soprattutto per l'incredibile cascata omonima, al centro del paese, che irrompe con la sua forza in un baratro che sprofonda nella terra chiamato "sa bucca manna". Si tratta di uno spettacolo davvero straordinario con il muschio verdissimo bagnato dalle acque in costante caduta e col fragore della cascata che riempie l'aria altrimenti serena. Qui non potevano mancare dei selfie da mandare ai nostri amici e non ci siamo neppure sottratti al "rito" di mettere il nostro oggetto a froma di cuore insieme a tutti gli altri, appesi in una parete vicino alla cascata, dove ognuno lascia un messaggio d'amore alla persona amata.
Poco lontano, proprio a fianco della cascata, uno dei mulini che in età feudale erano azionati dalla forza dell’acqua e che ci portano indietro nel tempo quando tra queste vie tra, contadini e pastori, sfilavano soldati a cavallo con le loro scintillanti armature.


Laconi, parco Aymerich un luogo senza tempo
Qui, nelle prime ore del mattino, tutto è pace. Il parco, ancora deserto, restituisce i suoni della natura: il cinguettio di un uccello, il gracchiare di una cornacchia, il ronzio di api che si affannano su un fiore bianco di cui non conosco il nome. Dalla sala dell’antico castello, guardo da questa finestra meravigliosa un meraviglioso paesaggio. E mi perdo nei pensieri, di fronte a me la foresta e i suoi misteri. Mi chiedo… quali e quanti occhi hanno guardato questo stesso paesaggio? Immagino una donna con un drappeggiato d’oro, sognare il mondo al di là della montagna. Chissà a cosa pensa… a un amore impossibile, a una terra lontana, a un viaggio avventuroso.
Ma ecco che i rumori quotidiani del castello la riportano alla realtà: zoccoli di cavalli, le grida della sentinella i vedetta, il battere ritmico del martello del maniscalco... Questa finestra mi rimarrà nel cuore e mi chiedo quanti cuori, come il mio, ha conquistato.
Nuragus, libera in un campo dorato
Arriviamo a Nuragus in pieno pomeriggio, i raggi del sole sembrano non avere pietà di nessuna creatura vivente. Alberi, cespugli, piante si riuniscono per fare ombra a se stesse. Qualche rara nuvola attraversa il cielo con sbuffi bianchi e radi. I campi sono dorati, la mietitura è già avvenuta e le erbe spontanee della primavera sono ormai ingiallite e rilasciano i semi che saranno piante verdi la prossima stagione.
Nulla farebbe pensare che quel nuraghe solitario, edificato laggiù sulla collina, non lontano dalla strada ma neppure così vicino, possa esercitare su di me un richiamo così forte e impossibile da ignorare.
Attraverso i campi seguendo un'idea di sentiero tracciato forse da uomini forse da animali. Raggiungo la base del nuraghe, tocco queste pietre antiche e arroventate dal sole, e sono rapita dal paesaggio. Intorno a me la pura essenza di Sardegna. I campi dorati percorsi da greggi al pascolo, la lontana linea delle montagne che si perde nell'azzurro del cielo, la strada che taglia il campo e che non ha mai conosciuto il traffico. Un vento amico che arriva da sud-est mi scompiglia i capelli e fa volare la gonna: caldo e delicato ti accoglie e spazza via i brutti pensieri.
Penso a questo nuraghe, muto testimone di stagioni che si sono ripetute per millenni. Ho capito perché questo luogo mi ha attratto a sè, perché qui mi sento la benvenuta in questo luogo che in un tempo lontano fu casa, fu famiglia, fu amore.
Gergei, la dimensione del sacro
Sono stata rapita da questa antica chiesa, la chiesa di San Vito Martire. Che strano pensare che questi antichi blocchi in pietra bianca, che quasi riflettono al luce del sole, siano qui da più di 700 anni. Chissà quante gioie, quanti dolori, quali emozioni hanno vissuto le donne e gli uomini accomunati, ieri come oggi, dalla fede in Dio. Oggi mi rivolgo a Lui, al Santo che alberga in questa chiesa, affinché illumini la mia strada alla luce di una fede che qualche volta sembra cadere sotto i colpi della modernità e della vita frenetica di ogni giorno.
Qui ho ritrovato il piacere di riflettere su me stessa, di dedicare del tempo alla riscoperta di valori che mi rappresentano e su cui, pietra su pietra, anche io ho edificato la mia chiesa. Un luogo intimo dell’anima che voglio condividere con Vito, un uomo fatto Santo che diede al sua vita a nome e per nome della sua fede. Vorrei avere la tua forza e la tua devozione.
Oggi, San Vito, rivolgendomi a te, prego.














